Braco Dimitrijević

Braco Dimitrijević (Sarajevo, 1948) è un artista bosniaco e jugoslavo con sede a Parigi, pioniere dell’arte concettuale. Negli anni ’70, Dimitrijević cominciò a far parlare di sé con la sua serie Casual Passer-by, costituita da grandi ritratti fotografici di persone comuni poi appesi a edifici e cartelloni pubblicitari in diverse città europee e americane.

A metà degli anni settanta iniziò ad incorporare nelle sue installazioni dipinti originali presi in prestito dalle collezioni dei musei. Questo progetto, Triptychos Post Historicus, è stato realizzato in numerosi musei in tutto il mondo come la Tate Gallery di Londra, il Louvre di Parigi, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York (tra gli altri) e unisce in un’armonica sintesi di alta arte e oggetti di uso quotidiano. L’affermazione dell’artista “Louvre è il mio studio, street is my museum” esprime sia la natura dialettica che trasgressiva della sua opera. Nei primi anni ’80, Dimitrijevic iniziò a realizzare installazioni con animali selvatici. Nel 1998, una sua grande mostra personale allo Zoo di Parigi ha allestito installazioni nelle gabbie di leoni, tigri, coccodrilli, cammelli e bisonti ed è stata visitata da oltre un milione di persone.

Oltre alle numerose mostre personali di livello istituzionale, Braco Dimitrijević ha partecipato a Documenta 5 e 6 (1972 e 1977) e alla Biennale di Venezia (1990 e 1992).  Le sue opere sono conservate nelle più prestigiose collezioni al mondo tra le quali quella delle Tate Gallery (Londra), del Centre Pompidou (Parigi) e nella collezione Terrae Motus alla Reggia di Caserta.

Exhibitions

M77 Gallery presenta un nuovo progetto espositivo che dal 10 giugno animerà gli spa- zi della galleria: Traveling to Post History, personale dell’artista internazionalmente ri- conosciuto Braco Dimitrijević (Sarajevo, 1948). La mostra, curata da Danilo Eccher, si iscrive nel segno delle ultime mostre proposte da M77, dove gli artisti vengono invitati a interagire e dialogare liberamente con gli spazi della galleria, per dar vita ogni volta a veri progetti site specific.

La mostra segna un grande ritorno a Milano dell’artista, già presentato nel 2015 nell’am- bito della grande collettiva “Arts & Food” di Germano Celant in Triennale in occasione dell’Expo, con un percorso che, senza perdere la forte dimensione installativa, attraver- sa i temi principali della ricerca artistica di Dimitrijević.

Ispirandosi alla sua produzione degli anni ’70, l’artista affronta il rapporto tra casuali- tà e creatività con due grandi opere inedite realizzate appositamente per il progetto espositivo che mettono in discussione, quasi dissacrando, l’idea stessa di opera d’arte e il concetto di artista. Già da quegli anni Dimitrijević, in anticipo sulla teorizzazione di un’estetica relazionale, si riferisce al ruolo dell’artista come a quello di un “arrangiatore”, che dispone una situazione iniziale di cui il pubblico è co-autore e il cui risultato finale è imprevedibile.

Il visitatore è accolto da un’imponente installazione che vede protagoniste due barche, le cui vele ritraggono i volti di artisti e intellettuali quali Tesla, Modigliani, Malević e Gončarova, accomunati da vicende critiche alternanti e che hanno visto la propria fama essere riconosciuta solo molti anni dopo aver prodotto le opere per cui sono considerati dei maestri. Oltre alla casualità della fama, in queste opere Dimitrijević, in cui il ritratto è accostato all’elemento organico – cocchi, in questo caso – pone l’accento anche sulla natura, con la sua capacità di riequilibrare le forze in campo. Una presenza ricorrente in tutta la produzione dell’artista.

Il percorso prosegue con due serie di lavori, articolate intorno alla grande installazione Heralds of Post History, opera già presentata in Arts and Foods. La serie Balkan Walzer presenta ritratti di famosi compositori “sfregiati” dai picconi i quali rompono la superficie del vetro e rimangono incastonati nell’opera, dove un peperoncino rosso rievoca un ri- volo di sangue. Questa serie introduce altri temi cari all’artista, la continua commistione tra natura e artificio (frutta, oggetti di uso comune), il ricorrere a personaggi della Storia per lui particolarmente significativi, da onorare, o stigmatizzare, esprimendo in questo modo giudizi etici ed estetici sulla Cultura, sull’Arte e il ruolo dell’artista.

La seconda selezione di lavori è dedicata invece a un altro importante corpus nella pro- duzione dell’artista che consiste in installazioni che creano incontri stranianti tra animali selvatici e opere d’arte. Dialoghi silenziosi in cui la natura e la cultura si fronteggiano in una dimensione sospesa.

Come suggerisce il titolo dell’esposizione, la ricerca di Braco Dimitrijević parte da una posizione critica nei confronti della Storia: l’artista ha sviluppato il concetto di “Post Storia” all’interno del trattato Tractatus Post Historicus del 1976, qualche anno prima della coniazione del Postmodernismo, definendola come coesistenza di concetti e modelli differenti, pluralismo della verità e tempo di una visione multi-angolare.

“La causalità in realtà è il determinismo nascosto perché non c’è nulla di casuale, tutto va visto in una prospettiva cosmica” – spiega l’artista. “Lo dimostrano i tanti errori della storia che mette ai margini persone come se fossero ‘passanti’ e poi li ripropone come eroi. Basti pensare a Kafka, El Greco dimenticato per 300 anni, Van Gogh e tanti altri. Io racconto questa storia”.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino a 28 settembre 2019 e sarà accompagnata da un catalogo in cui il curatore Danilo Eccher dialoga con l’artista.

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